Leggi La volpe e la maschera, breve favola di Esopo sulle apparenze e sull'intelligenza. Testo completo, interpretazione e morale.

La volpe e la maschera è una breve favola della tradizione esopica. In poche battute distingue l’aspetto esteriore da ciò che una persona sa e comprende davvero.

La volpe e la maschera

La volpe e la maschera
La volpe e la maschera

Una volpe, passando vicino a una casa, trovò una maschera abbandonata. Era una di quelle che gli attori indossavano durante gli spettacoli: aveva un volto imponente, occhi grandi, lineamenti regolari e un’espressione che sembrava voler attirare tutti gli sguardi.

La volpe si fermò e la osservò. Era un oggetto bellissimo, lavorato con cura. Da lontano avrebbe potuto sembrare la testa di un personaggio importante.

Le girò intorno, poi la toccò con il muso. La maschera si rovesciò e mostrò la parte interna, vuota.

Allora la volpe disse: «Che bella testa! Peccato che non abbia cervello.»

La lasciò dov’era e riprese il cammino.

La morale della favola

Un aspetto elegante o impressionante non garantisce intelligenza e buon giudizio. Le apparenze possono suscitare ammirazione, ma non bastano a rivelare il valore di qualcuno.

Che cosa significa questa favola?

La maschera non è una persona, e proprio per questo la battuta della volpe funziona: ciò che sembra un volto autorevole è soltanto un involucro. La favola prende di mira chi viene ammirato unicamente per l’aspetto, il prestigio o la posizione, senza possedere qualità altrettanto solide.

Origine del racconto

La volpe e la maschera è registrata al numero 27 dell’indice Perry. Della favola esistono varianti greche e latine e una tradizione proverbiale legata all’idea di una testa bella ma priva di cervello. Questa versione italiana è una riscrittura originale della breve narrazione tradizionale.

Riferimento: Indice Perry delle favole esopiche, n. 27.