Leggi Il topo di città e il topo di campagna, la favola esopica che confronta ricchezza e tranquillità. Racconto completo e morale.

Il topo di città e il topo di campagna è una favola della tradizione esopica che mette a confronto una vita semplice e sicura con un’esistenza ricca di piaceri, ma piena di pericoli.

Il topo di città e il topo di campagna

Un topo di campagna viveva vicino a un campo di grano, in una tana scavata sotto le radici di un vecchio albero. Non gli mancava il necessario: raccoglieva chicchi caduti dalle spighe, trovava qualche nocciola lungo i sentieri e conosceva i nascondigli dove ripararsi quando passava una volpe.

Un giorno arrivò a trovarlo un suo parente che abitava in città. Aveva il pelo curato, i baffi lucidi e l’aria di chi era abituato a frequentare luoghi importanti.Il topo di Città e il topo di campagna

Il topo di campagna lo accolse con gioia. Lo fece accomodare su un letto di foglie asciutte e gli offrì quanto possedeva: grano, qualche fava e un piccolo pezzo di frutta che aveva conservato per l’occasione.

L’ospite assaggiò tutto con educazione, ma presto cominciò a guardarsi attorno.

«Caro cugino», disse, «come puoi accontentarti di questo? In città ci sono dispense piene di formaggi, dolci, pane fresco e frutta d’ogni genere. Vieni con me: ti mostrerò che cosa significa mangiare davvero bene.»

Il topo di campagna esitò. Aveva sempre vissuto nei campi, ma la curiosità ebbe la meglio. Il giorno dopo partì con il cugino.

Camminarono lungo i fossi, attraversarono un ponte e raggiunsero una grande casa. Il topo di città conosceva un passaggio nascosto vicino alla dispensa. Si infilò per primo, seguito dal suo ospite.

Davanti a loro apparve una tavola sulla quale erano rimasti gli avanzi di un banchetto. C’erano briciole di pane morbido, pezzi di formaggio, frutta dolcissima e croste di torta. Il topo di campagna non aveva mai visto tanta abbondanza.

«Te l’avevo detto», sussurrò il cugino. «Qui non devi cercare il pranzo: è il pranzo che aspetta te.»

Il topo di campagna stava per mordere un boccone quando una porta si aprì con fracasso. Passi pesanti attraversarono la stanza. I due animali corsero sotto un mobile e rimasero immobili finché il rumore cessò.

Uscirono dal nascondiglio, ma non ebbero il tempo di riprendere a mangiare. Questa volta si udì abbaiare un cane. Il topo di città gridò al cugino di seguirlo e si precipitò nel passaggio accanto alla dispensa.

Quando furono finalmente al sicuro, il topo di campagna tremava ancora.

«È sempre così?» domandò.

«Bisogna stare attenti», rispose l’altro. «Ma hai visto quante cose buone ci sono?»

Il topo di campagna guardò verso la tavola imbandita, poi verso l’apertura dalla quale erano fuggiti.

«Sono cose magnifiche», disse. «Ma preferisco i miei chicchi di grano, quando posso mangiarli senza avere paura. Ti ringrazio dell’invito: torno a casa.»

E riprese il cammino verso il suo albero, la tana e i campi tranquilli.

La morale

Una vita semplice e serena può valere più di grandi ricchezze accompagnate da pericoli continui. Il benessere non dipende soltanto da ciò che si possiede, ma anche dalla libertà di vivere senza paura.

Origine della favola

Il racconto è una favola tradizionalmente attribuita a Esopo, ripresa anche da Orazio in Satire II, 6. Questa versione italiana è una riscrittura originale della vicenda tradizionale.