C’era una volta, in una valle remota tra le Alpi, un piccolo scoiattolo di nome Memo. A differenza degli altri scoiattoli, che passavano le giornate a raccogliere nocciole e a nasconderle per l’inverno, Memo aveva una passione segreta: amava la musica. Non la musica dei rami che frusciavano nel vento, né il cinguettio degli uccelli. Memo voleva suonare.

Un giorno, mentre saltellava tra gli alberi, trovò un vecchio flauto di legno dimenticato da un pastore. Era sporco e pieno di terra, ma Memo lo pulì con cura. Tentò di soffiarci dentro, ma tutto ciò che ottenne fu un fischio stridulo. Gli altri scoiattoli lo deridevano: “A cosa serve la musica? Le nocciole sono più importanti!” Ma Memo non si arrese. Ogni giorno, andava a esercitarsi in un prato solitario, provando a estrarre una melodia da quel pezzo di legno.
La sua dedizione attirò l’attenzione di un vecchio lupo saggio, di nome Tuono, che viveva in una caverna lì vicino. Tuono era noto per la sua intelligenza e per la sua profonda tristezza, causata da una solitudine che durava da anni. Lo osservava da lontano, incuriosito. Una sera, mentre Memo era sul punto di arrendersi, il lupo si avvicinò. “Perché ti ostini a voler suonare?” gli chiese con voce profonda.
Memo, spaventato, stava per scappare, ma poi rispose: “Perché voglio raccontare le storie del bosco in un modo che nessuno ha mai sentito prima.” Tuono sorrise, un sorriso che non mostrava i denti, ma gli occhi. “Allora ti insegnerò io”, disse. “La musica non è solo suono, è un sentimento.”
E così, iniziò la loro amicizia. Tuono, con le sue orecchie sensibili, insegnava a Memo a capire il ritmo della natura: il battito di un torrente, il ronzio di un’ape, il sospiro del vento tra le foglie. Memo imparò che per suonare bene doveva ascoltare, non solo sé stesso, ma tutto ciò che lo circondava. Con il tempo, le sue note diventarono sempre più dolci e armoniose.
Una notte, suonarono insieme al chiaro di luna: Memo con il suo flauto e Tuono con un profondo ululato che risuonava nella valle. La musica era bellissima, ma la cosa più bella era il legame che avevano creato. Memo aveva trovato un amico che lo capiva, e Tuono non si sentiva più solo.
Gli anni passarono, e Memo diventò uno scoiattolo anziano, con la pelliccia striata di bianco. Non riusciva più a saltare velocemente come un tempo, e le sue dita non erano agili come una volta. Sentiva che la sua musica stava svanendo.
Una sera, si avvicinò a Tuono e gli disse: “Temo di non poter più suonare. La mia musica è quasi finita.” Tuono lo guardò con amore. “La tua musica non è finita, Memo. Vive in me, vive nella valle, in ogni foglia che vibra e in ogni raggio di luna che cade sull’acqua. Il tuo dono non era solo suonare, ma insegnare agli altri la bellezza del suono.”
E così, Memo tornò al villaggio degli scoiattoli e insegnò ai più giovani a suonare, usando i ramoscelli, le castagne e i sassi come strumenti. Memo non suonava più da solo, ma la sua musica riempiva il bosco, tramandata di generazione in generazione.
Tuono, felice di aver condiviso il suo amore per la musica, rimase per sempre il custode di quella melodia, un ululato che si univa alle note degli scoiattoli. E ancora oggi, nelle notti di luna piena, se ascolti con attenzione, potrai sentire la musica della valle, un’armonia che racconta la storia di un piccolo scoiattolo e di un grande lupo, che insieme hanno trovato il modo di non sentirsi più soli.